La prima versione della “850” ad essere lanciata, nel 1964, fu la berlina. Derivata dalla “600” (per la volontà della casa torinese di limitare gli investimenti), di cui conservava la struttura base (inclusi tetto e cellula abitativa) e la meccanica (rivista in molti particolari, come le sospensioni posteriori ed il motore), la nuova utilitaria Fiat si proponeva come modello più raffinato della illustre progenitrice. Il lavoro di Dante Giacosa (capo progettista Fiat dell'epoca) fu ottimo: il frontale più alto e squadrato, i fari anteriori più ampi (erano gli stessi della "1100 D"), i lamierati esterni delle portiere ridisegnati, il parabrezza ampliato, i finestrini posteriori modificati, la nuova piccola coda posteriore, aggiunta per ragioni aerodinamiche, con fari tondi, l'abitacolo, benché strutturalmente identico, più ricco (c'era persino un impianto di riscaldamento efficiente!), resero la "850" agli occhi del pubblico un enorme passo avanti rispetto alla "600".
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Meccanicamente la "850" differiva dalla progenitrice per la sospensione posteriore a ruote indipendenti, con un nuovo braccio a "Y" che sorreggeva il motore; il propulsore, un 4 cilindri raffreddato ad acqua, di cilindrata maggiorata (da 767cc a 843 cc) e montato in posizione arretrata rispetta alla "600" (ciò consentì di ricavare un vano bagagli supplementare dietro al sedile posteriore). Due le versioni disponibili al momento del lancio: la “standard” da 34 cv e la "Super" da 37 cv.
Nel 1965, insieme al lancio delle sportive “Coupè” e “Spider”, venne presentata la berlina "Super Idramatic", dotata di frizione idraulica automatica (ma il cambio rimaneva meccanico a 4 rapporti): molto comoda in città, ebbe scarso successo.
     
Nel 1968 tutta la gamma fu oggetto di ritocchi. Tra le berline la "Super" cedette il posto alla "Special", meglio rifinita (con una nuova plancia rivestita in plastica nera, profili cromati sulle fiancate, cornici lucide ai bordi di parabrezza e lunotto, paraurti con rostri e nuovo fregio frontale) ed equipaggiata col motore da 47 cv della Coupè. La "850 standard”, invece, rimase invariata. Fu questa anche l'autovettura che negli anni ‘60-‘70, modificata con i "doppi comandi", divenne la macchina più usata dalle autoscuole italiane.
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La produzione delle berline e delle familiari cessò nel 1971, anno del lancio della rivoluzionaria "127".
Inoltre, su licenza, la Seat produsse la “Seat 850” identica all'omonima Fiat, ed anche altri stabilimenti europei come quello in Bulgaria misero in produzione lo stesso modello per alcuni anni. La Zastava ne utilizzò invece il motore per equipaggiare la “Zastava 850” esteticamente identica invece alla Fiat 600.
     

 

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Ultimo aggiornamento: 13.05.2008